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Posted By on Mar 21, 2017 | 0 comments


GALLERY – arte contemporanea
 
Vito Leone – Taranto
 
Nato a Taranto, laureato in lingue e letterature straniere, lavora nel campo della comunicazione ed opera come giornalista collaborando con giornali e televisioni locali. Il suo interesse per la fotografia nasce negli anni ‘80 e dopo una pausa prolungata ha ripreso l’attività con l’avvento del digitale. La sua ricerca fotografica inizia dal minimalismo giungendo ad indagare il rapporto tra l’uomo e il paesaggio. Ammiratore di Basilico, Ghirri e dei fotografi della scuola di Düsseldorf, espone le sue foto dal 2010… soprattutto in Puglia. È importante evidenziare nella carriera di Vito che è arrivato finalista nel prestigioso premio internazionale Sony Photography Awards 2017.
La sua opera fotografica è intitolata Visione Privilegiata, che tratta, secondo quanto afferma egli stesso “il tema dell’infinito declinato in chiave femminile. Nello scatto, una donna guarda l’orizzonte, sospesa su una terrazza, di fronte il mare. È un momento in cui sogno e realtà si trasfigurano, convivono, come in una danza dei ricordi e dei sentimenti. L’immagine richiama i paesaggi metafisici, spogli e nitidi, con figure, spesso, di spalle, senza volto.”
Nella sua composizione, in cui predominano i colori del cielo, del mare e del mediterraneo (simbolicamente rappresentato dal bianco del terrazzo), è abbastanza evidente il tratto minimalista: linee rette, essenziali caratterizzano la composizione convergendo in un unico punto rappresentato dalla donna, non è in primo piano come soggetto predominante ma come “oggetto” della composizione stessa, fuso ed integrato perfettamente in un panorama geometrico ed essenziale.
In realtà si tratta di un paesaggio (tema dell’infinito… in chiave femminile), introspettivo. Il momento della ripresa dell’inquadratura fotografica sembra essere l’attimo in cui è la stessa donna a inquadrarsi in un momento di pensiero ed di riflessione introspettiva. Sembra che l’autore conosca molto bene la modella rappresentata ed è come se ne stesse interpretando l’animo, il pensiero. Un gesto nobile che caratterizza l’idea stessa del fotografo che non dedica solo lo scatto ma una parte profonda di se stesso alla donna. Non si tratta solo di un semplice scatto minimalista ma di uno scatto di pensiero che suggerisce un momento di magica riflessione della donna pensante osservatrice del panorama che riflette su se stessa, utilizzando quel linguaggio retorico spesso avanzato nel cinema (una nave che offre ai suoi ospiti il piacere di godere della bellezza della natura e di riflettere su se stessi). È proprio in questa ipotesi che la foto da minimalista diventa concettuale e onirica. In altri termini questa foto è un atto indiretto d’inclusione del pensiero dell’osservatore che, involontariamente, è chiamato a riflettere sulla rappresentazione, sul concetto d’infinito e sulla realtà introspettiva. É una composizione che da che da apparentemente scenografica diventa puramente surreale.
 
antonio caramia

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