SEDICIFOTOGRAFIACONFRONTO

Posted By on Mar 18, 2017 | 0 comments


Gianni Zanni Bari

Gianni si occupa di fotografia dalla metà degli anni settanta. Ha partecipato alla fondazione della Galleria SpazioImmagine interessandosi della fotografia del “nuovo paesaggio”. Una successiva esperienza lo ha portato a dirigere la Galleria La Corte Fotografia e Ricerca e in questa occasione sono stati presentati diversi autori del nuovo panorama fotografico italiano.

Negli ultimi anni ha insegnato fotografia ed elaborazione digitale Istituti secondari di scuola superiore ad indirizzo fotografico.

Molte le sue mostre personali e collettive dal 1978 a d oggi, la sua esperienza è una bagaglio culturale e professionale di notevole entità.

La fotogrfaia presente in questa mostra è tratta da una leggenda, citata con una poesia a scorrere sotto la foto: Canto d’amore di Leucasia e Melisso. Un racconto mitologico che non trova nello scatto nulla di surreale ma da libero sfogo all’immaginazione nel momento in cui si legge la poesia. Un racconto pedagogico ed educativo che fa risaltare il senso dell’amore e dell’odio simultaneamente. Due facce della stessa medaglia ,tradotte nel gesto della donna di spalle con il braccio alzato, segno della divisione tra punta Meliso e punta Ristola.

LA LEGGENDA DELLA SIRENA LEUCASIA

E LA NASCITA DI LEUCA

Nel suo promontorio viveva una sirena tutta bianca e il suo nome era Leucasia e mai nessuno era stato in grado di resisterle, finché un giorno, un giovane pastore scese sugli scogli per portare le sue pecore a lavare.

Il suo nome era Melisso, era bellissimo e Leucasia se ne invaghì.

Subito comincio a cantare il suo canto più bello, ma Melisso era innamorato della bella e giovane Aristula e il suo cuore non fece fatica a resistere al canto ammaliante di Leucasia.

La sirena non accettò il rifiuto e si infuriò molto, attese con pazienza il momento della sua vendetta..

Un bel giorno, i due innamorati scesero sugli scogli e subito Leucasia scatenò una tempesta.

Le onde alte catturarono i due giovani che annegarono.

La dea Minerva vide tutto questo, si impietosì per i due giovani e fece divenire pietra i corpi di Melisso e Aristula. Quelle pietre da allora diventarono la punta Meliso e la punta

Ristola che abbracciano quello specchio di mare lì dove la Terra, finisce.

antonio caramia

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