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Posted By on Mar 18, 2017 | 0 comments


Emanuele Franco Manduria

Emanuele Franco è nato a Manduria nel 1960. Dopo aver frequentato studi classici ed essersi laureato in lettere, ha intrapreso la carriera dell’insegnamento nell’ambito delle discipline letterarie.

Estimatore di arte e di immagine, ha avuto esperienze lavorative nel settore pubblicitario e della comunicazione. A diciassette anni, insieme al padre appassionato di storia locale, comincia a fotografare masserie allo scopo prevalente di documentare l’architettura rurale del territorio. In questi anni ha esposto in numerose mostre collettive locali in provincia di Taranto e Lecce e si è aggiudicato alcuni premi fotografici in concorsi locali; sue fotografie e progetti sono stati pubblicati su saggi, riviste e siti Internet (Meridiani, Il Fotografo, FotoCult, Note fotografiche, Backlight Magazine, Diners, La Repubblica, ecc.). Nel novembre 2014 ha esposto il suo lavoro “Silenzio in aula” in una personale presso la Fabbrica del vapore a Milano. Lo stesso lavoro è stato esposto a Bari nel 2015, in occasione del fotofestival organizzato dal Museo della fotografia del Politecnico, e in altri contesti in provincia di Taranto e Lecce.

Suoi ambiti di interesse sono il paesaggio antropizzato, la street photography e il ritratto; attualmente lavora ad alcune serie fotografiche e progetti di taglio sociologico e antropologico.

L’opera di Emanuele è caravaggismo fotografico per  eccellenza, molti dei suoi soggetti sono ritratti con luce innaturale ma reale che emergono da fondi prevalentemente scuri; una tecnica che crea volume nella figura. Il panno rosso è un insolito simbolo passionale che non avvolge solo il corpo ma anche la testa di una donna con corpo scultoreo e atletico. Avvolgere la testa con il panno ha un significato preciso, vuole dire nascondere l’identità, quello di Emanuele è un personaggio storico (Emanuele conosce bene la storia) privo di identità, o meglio con una identità che non si vuole accettare. Un effetto già visto in un quadro di René Magritte, Les Amants che raffigura due amanti che si baciano, suscitando una certa inquietudine, angoscia , trasmettendosi incomunicabilità. Ma mentre in Magritte il concetto di incomunicabilità è tra i due personaggi, in Emanuele è tra l’uomo e la storia. Importante è questo rosso che spicca in primo piano rispetto alla luce, il tutto tradotto in chiave caravaggesca. In Magritte il riferimento è al suicidio della madre, in Emanuele ricade sulla morte della storia, uccisa e maltrattata dall’uomo. Magritte, rappresenta di continuo individui anonimi, con il volto coperto, senza un’identità personale, disconosciuta. Emanuele ritrae il soggetto come se la storia avesse avuto un percorso sbagliato che l’autore denuncia e sopprime lasciando intravedere solo la sottile bellezza della donna e trattando l’imponente immagine in modo surreale e simbolico, conferendone l’aspetto di una scultura classica macchiata dal tempo storico e dall’infamia dell’uomo.

antonio caramia

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