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Posted By on Mar 13, 2017 | 0 comments


Antonio Delluzio Milano

Antonio Delluzio è nativo del leccese ma trapiantato a Milano da diversi anni. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Lecce e nel 1997 si trasferisce nel capoluogo lombardo dove, pur continuando a dipingere e fotografare, entra nel mondo delle web farm in un momento storico in cui il web comincia a trovare largo spazio e sviluppo. Nel 1998 ha contribuito alla progettazione della prima versione online del Corriere della Sera e dal 2000 lavora presso la redazione online della testata giornalistica in veste di grafico e illustratore.

Sebbene abbia trovato spazio lavorativo in una realtà lontana all’arte il suo cuore rimane legato al mondo degli artisti, della pittura, della fotografia, dell’illustrazione. Negli anni

partecipa a diverse collettive artistiche con opere pittoriche e fotografiche.

Di recente partecipa alla quarta edizione del concorso internazionale di Roma – Premio Adrenalina – dove si classifica primo per la sezione fotografia con l’opera “ JE SUiS ”.

Le grandi qualità fotomediatiche di Antonio, insieme al concorso vinto con l’opera in foto, le possiamo notare in questa mostra con uno scatto estratto di un recente concept artistico sulla “Ricerca di se stessi”. Il risultato è che si arriva ad un’affermazione che per molti potrebbe essere sconcertante, infatti: dire che ognuno di noi conosce se stesso è un errore – Carl Gustav Jung diceva che “In ognuno di noi c’è un altro che non conosciamo”.

Questo concetto di Jung si esprime in particolar modo osservando la foto in oggetto dove il velo cadente taglia la composizione in due parti quasi uguali. Nella parte visibile c’è la rappresentazione di ciò che conosciamo di noi stessi, qualsiasi forma, colore e aspetto abbia. Nella seconda c’è l’ignoto rappresentato da una voluminosità indecifrabile di cose messe insieme: è tutto ciò che non conosciamo di noi stessi ma che comunque determina la nostra esistenza. È vero! Tale velo cadente è leggero, semitrasparente… ma non cristallino, lascia intravedere e percepire quello che c’è dietro ma la sua mancanza di totale trasparenza nella composizione crea un senso di angoscioso e totale mistero. Il gioco trasversale è la trasformazione percettiva e sognica di una realtà costruita in modo informe e inquietante, infatti, osservando la testa delle figura questa sembra essere completamente nascosta, suggerendo così, contemporaneamente, un aspetto concreto della “nuda realtà” che tende diventare, nascondendosi, concetto di incerta metafisica di “un’altra realtà”, quella non conosciuta e che non impareremo mai a conoscere del tutto.

antonio caramia

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