SEDICIFOTOGRAFIACONFRONTO

Posted By on Mar 25, 2017 | 0 comments


Anna Maria Salvatore – Foggia

Di Annamaria ci sarebbe molto da scrivere… docente ordinaria presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, fotografia regista e sceneggiatrice si presenta con un curriculum invidiabile. Basta citare che nel 2004 vince il Festival del cinema indipendente con il corto “Come tu mi vuoi”. Ha esposto in tutto il mondo, compreso le Americhe. Tra le più prestigiose ricordiamo la recentissima Alma de Cuba. Una delle sue mostre più significative è “Il silenzio degli incantati” con installazioni e video. L’autrice “cattura e restituisce gli sguardi delle donne colte nelle varie età della vita e nella tragicità dei momenti in cui diventano vittime della violenza.” Questa sua inclinazione è determinante nella sua produzione fotografica. Molto impegnata sul fronte dei temi sociali e soprattutto su temi e argomenti sulla violenza sulle donne fa emergere in modo composto, ben articolato e mai disordinato ogni sua idea.
Annamaria cerca nel suo lavoro uno spazio eclettico: pittorico, scultoreo, e soprattutto fotografico con cui esprimersi. È caravaggesca per eccellenza, il suo impianto compositivo non lascia trasparire segni di indecisione nella scelta della composizione, del taglio e dell’inquadratura. Lo scatto che presenta dal titolo in Sæcula Sæculórum, espressione cristiana che appare più volte nel Nuovo Testamento, usata nella liturgia per terminare preghiere o invocazioni, sembra ispirarsi ad una delle opere più famose di Caravaggio ma, mentre quest’ultimo trasforma La Morte della Vergine in un opera terrena e di nudo realismo, quasi fosse una qualsiasi donna rinvenuta, Annamaria traduce questa figura in croce divina, restituisce alla figura sacralità idealizzandola e rendendola simbolo; trasforma la nuda realtà in iconografia religiosa dandole il dono della divinità cristiana.
Si nota perfettamente, osservando nella composizione l’insieme figura-ombra, formare una croce.
Costruisce un perfetto binomio tra luce-buio, sensualità-religiosità; provocazione-preghiera; sessualità-castità e poi tecnicamente: forma-colore, bianco-nero e luminosità- ombrosità. Fosse un immagine pubblicitaria la potremmo definire iperbole comunicativa (dato lo slancio rende la figura monumentale, come nel Cristo Morto del Masaccio). L’autrice utilizza delle modificazione diacroniche del linguaggio, infatti gli stessi soggetti ma con codici completamente inversi rispetto a Caravaggio stesso, che depone la sacralità divina della figura rendendola reale, mentre Annamaria procede in senso inverso. L’immagine nel suo complesso è metonimia, visto che la figura si completa nel suo significato con l’ombra e suggerendo nel complesso l’idea di crocifissione. Non è un opera iconoclastica anzi, ha un valore fortemente religioso.
Senza perdere il contatto con il mondo contemporaneo, riesce a trasmettere simultaneamente significati che vanno dalla forte religiosità alla capacità di discriminare codici linguistici di forte potenzialità comunicativa.

antonio caramia

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