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Posted By on Mar 22, 2017 | 0 comments


Fabio Tommasi Lecce

Fabio e nato a Lecce dove ha frequentato il liceo artistico, dopo ha conseguito un diploma di operatore della comunicazione audiovisiva presso l’istituto Cabrini di Taranto. Nel 1992 ha iniziato a lavorare presso uno studio fotografico. Nel 2007, ha all’attivo diversi lavori fotografici shooting.

I fotografi ai quali si ispira sono Ferdinando Scianna, Elliot Erwitt, Franco Francia, Alessio Albi.

Fabio cerca nella fotografia l’impatto emozionale, l’armonia della composizione.

Non è per niente interessato alla fotografia intesa come classica composizione da cartolina, i suoi scatti non devono essere necessariamente una festa per gli occhi ma una riflessione per la mente, pur se non piacevole. Preferisce lo scatto capace di far emozionare, riflettere e pensare, anche sulla bellezza del mondo e delle cose che vede in mondo originale, critico ma anche fiabesco e immaginario.  In Albi (foto) trova il motivo d’ispirazione, infatti lo scatto del noto autore non differisce molto dalla composizione di Fabio dove questa figura femminile differisce solo dal contesto secondario e dalla simmetria fotografica; una figura femminile è immersa armonicamente in un’ambientazione naturale proiettante emozioni, sensazioni per lo più sensuali e istintive. Mentre la figura di Albi attende quella di Fabio chiama, basta soffermarsi su gesto della mano che sfiora viso e capelli, è un chiaro segno subliminale di voler corrispondere la propria bellezza verso l’osservatore. Non si tratta di corrispondenza all’insegna della bellezza fisica soltanto, ma di una cosa più profonda. si tratta di incantare l’osservatore con la propria femminilità, la sensualità della figura viene enfatizzata dalle labbra semi aperte e dal simmetrico sguardo (alla Albi) che vuole creare contatto, puro e senza interferenze con l’osservatore. Il ritratto di Albi è composizione pittorico-geometrica, quello di Fabio è composizione pittorico-espressiva e, mentre la prima dichiara con uno sguardo smarrito nel nulla disinteresse verso l’osservatore, la figura di Fabio si ambienta in un contesto culturale e preciso, di carattere popolare richiamandosi, nel suo essere  all’osservatore stesso per trovare conferma della sua esistenza. È una figura angelica, subliminale, quasi irreale, l’invisibile ma percepibile fascio di luce trasmette qualcosa di rinascimentale e di fortemente religioso: un angelo sceso dal cielo per indispettire i sensi dell’uomo e fargli notare la cruda realtà nella quale è immerso. È il passaggio di pensiero del fotografo che trasforma la figura da terrena in ancestrale. Lo stesso pensiero strutturato e compositivo lo ebbe Francisco Goya nell’opera I funerali del conte Orgaz in cui s’intravede questo passaggio di comunicabilità tra messaggio reale e ideale.

antonio caramia

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