MARIA ANTONAZZO

Posted By on Mar 1, 2017 | 0 comments


 

Maria Antonazzo – Grottaglie

Diplomanta in “arti grafiche” presso l’istituto d’arte di Grottaglie ha proseguito gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce studiando pittura. Oggi la sua vera passione, essendo un’artista poliedrica, oltre la pittura, è la fotografia che ha scelto come mezzo espressivo più idoneo per comunicare. Di Maria mi è rimasta impressa una frase in cui ella rivela che per tutte le forme d’arte valga una massima di Sherlock Holmes: “La mia professione si ricompensa da sola.”, aforisticamente ci invita a capire il suo lavoro; la sua vita; la sua quotidianeità.

Si rende protagonista e portabandiera per tutti coloro che dedicano tempo al “mondo degli altri”, ma che inconsciamente pagano un prezzo remissorio.  Il “sacrificio” è il soggetto sostanziale delle sue elaborazioni fotodinamiche.

Osservando il suo “progetto portfolio” dal titolo Io, me e le altre, autobiografico, Maria cerca di adattarsi a ruoli che la maggior parte delle persone (specie le donne) devono assumere nella società di oggi dividendosi tra diverse mansioni, impegni. È questo il gioco della “moltiplica-azione di se stessi”. L’esigenza di moltiplicarsi per potersi occupare di tutto ciò che serve nella vita spesso mette a rischio la protezione della propria identità, ed infatti, secondo ciò che l’artista rivela, il nodo critico è proprio questo: la perdita dell’attenzione verso se stessi è divieto di costruzione e salvaguardia di un’identità personale, fattore comune in molte persone oggi impegnate in modo pluridirzionale, per necessità e nella quasi totale disattenzione da parte di tutti, società, famiglia, ma soprattutto istituzioni.

In questo indotto gioco, tale rischio assume una direzione silenziosamente alienante, ovvero ci si accorge di uno stato di arrendevolezza al mondo e di disattenzione a se stessi soltanto nei momenti di profonda riflessione, se si ha la fortuna e il tempo di riflettere. Maria interpreta un disagio seguendo i  consigli della premiata fotografia surreofuturista, da Fernande Lèger a Anton Giulio Bragaglia con una profonda intesa tra dadaismo e futurismo. Il dinamismo della figura ritratta, lei stessa, è d’ispirazione futurista: dinamismo sostanziale e sensoriale con senso analitico e sintetico allo stesso tempo. Una delle fonti d’ispirazione di Maria è l’opera di Fernand Lèger: Ballet Mecanique del 1924 (foto), già nella composizione, nel formato e nella penetrazione dello sguardo della figura ritratta si evincono i primi dati, ma non nel significato che invece Maria traduce in un linguaggio moderno e contemporaneo. In altri termini mentre in Leger la figura è sperimentazione, in Antonazzo la figura è sensibilizzazione, due liguaggi uguali ma con significati e sensi profondamente diversi.

La composizione fotografica invece imbavaglia, nel significato, tutte le correnti artistiche da cui trae ispirazione e si sottopone ad un’analisi di surrealismo sociale di denuncia. Un profilo, quello di Maria, che va al di là della fotografia stessa spingendosi verso mondi pieni di significati immaginari che hanno, come prognosi la riflessione, e come diagnosi la realtà sociale. Quella di Maria non è fotografia di scatto, ma di carattere, di sostanza e stile, ma soprattutto di sfogo sociale; una fotografia educata con la storia e le arti del passato ma con intelligente spirito di criticità verso problemi sociali che affliggono l’uomo (in questo caso le donne) moderno. Intitolerei la sua opera: Cosa, chi, dove… (foto) ovvero cosa faccio, chi sono, dove vado… in forma interrogativa, come se queste simultanee figure fossero uscitie da un romanzo di Boudelaire, Champfleury e Pirandello in cerca di una identità…  ma questa scelta spetta alla nostra brava artista.

antonio caramia

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