Posted By on Mar 10, 2017 | 0 comments


Vito Carriere – Francavilla Fontana

Grafico di professione si è occupato per molti anni di stampa e comunicazione visiva. Importante, per lo sviluppo delle sue competenze nello studio dell’immagine,  è la sua  lunga esperienza in tipografia artigianale che gli ha permesso di capire l’importanza della qualità di un prodotto di carattere entipologico.

L’evoluzione e l’innovazione tecnologica lo hanno portato ad essere a passo con i tempi. Oggi è un ottimo “grafico digitale” grazie alla profonda passione maturata per la Computergrafica e l’informatica generale.

Il suo avvicinamento alla fotografia all’età di 14 anni quando gli fu regalata dai genitori la sua prima macchina fotografica Comet B 235 (costruita in Italia) con messa fuoco metrica.

Con il tempo è arrivato alla reflex digitale (Canon 400D).

Da suoi scatti emerge un chiaro impatto con l’esperienza del bianco-nero, la sua passione per la fotografia lo ha portato ad approfondire i linguaggi comunicativi, crescendo, di livello tecnico, compositivo e contenutistico. Le immagini di nudo reale, contestualizzate in una composizione surreale suggeriscono un’elaborazione prettamente emozionale.

Dall’immagine in foto se ne ricavano subito i collegamenti storico-fotografici, fonte d’ispirazione di Vito, richiamando subito in mente artisti del calibro di Helmut Newton, Richard Avedon e dai fotografi Giapponesi Yoshie Nishikawa e Nobuyoshi Araki, ma soprattutto ammaliato dal maestro Storm Thorgerson fotografo e designer di molte copertine di Album Musicali di Gruppi Celebri degli anni 60/70/80 come i Pink Floyd, Alan Parson, Led Zeppelin, Scorpion ecc… Trai i suoi favoriti ci sono le foto di “Try anything once” The Alan Parson Project (foto); “Animals” Pink Floyd e “Lovedrive” The Scorpions.

La foto di Vito in tal senso si presenta come una copertina intitolata dallo stesso autore “Hanging” che rivela una donna, appesa ad un “presunto muro della vita”;  rappresentata da un ipotetico appendiabiti, fragile simbolo della precarietà dell’esistenza, sinonimo di contatto tra mondo organico e inorganico. Quest’opera è una “crocifissione moderna” in cui il gioco chiaroscurale della premiata fotografia in bianco e nero, emerge con tutta la sua efficacia, aumentato dalla carnagione di colore della stessa modella che si presta a sua volta ad un gioco faticoso ed erotico dello stesso concetto del vivere. in cui la nudità rappresenta un fragile anacronismo storico. Coloro che osservano la foto cercano di completarne la comprensione osservando la parte inferiore e cercando ciò che in realtà non si può vedere. Una composizione a forma dispersiva che lascia spazio alla fantasia dell’osservatore che non deve godere di un semplice e scultoreo ritratto di nudo ma deve percepirne uno stato d’animo e di angoscioso concettualismo fotografico. È una foto che rilassa nel tempo e favorisce la percezione di una elaborazione mentale dello scatto enfatizzata dalla studiata posizione della donna, posta quasi in atteggiamento di rituale  e arrendevole follia interiore. La donna sembra in un momentaneo e monumentale stato di riposo e suggerisce una profonda riflessione sulle difficoltà della vita e non sulla bellezza del corpo femminile.

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